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La NASA avverte: i microbi terrestri possono contaminare la Luna
Un gruppo di ricercatori della NASA ha concluso che cinque microrganismi terrestri, potenzialmente trasportati dalle future missioni Artemis, potrebbero sopravvivere nelle zone più fredde del polo sud della Luna. La loro presenza rischierebbe di contaminare campioni e misurazioni, complicando gli studi sulla formazione del satellite e sui suoi legami con la Terra primordiale.
La ricerca, pubblicata su Science Advances, ha considerato tre batteri e due funghi scelti non perché siano gli organismi più resistenti conosciuti, ma per la probabilità che riescano a raggiungere un veicolo spaziale. Si tratta di forme di vita comuni, difficili da eliminare completamente durante la pulizia dei mezzi e già osservate nelle camere bianche o sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Gli ambienti più favorevoli sarebbero le regioni permanentemente in ombra, presenti soprattutto all'interno dei grandi crateri polari. Poiché non ricevono luce solare diretta, queste aree conservano temperature estremamente basse e possono contenere depositi di ghiaccio d'acqua. Esistono inoltre zone d'ombra molto più piccole: secondo i ricercatori, persino l'impronta lasciata da un astronauta potrebbe creare un riparo sufficiente.
Il polo sud lunare presenta condizioni estreme, con temperature che possono scendere a circa -201 gradi Celsius nelle zone buie e raggiungere circa 54 gradi nelle aree illuminate. I microbi esaminati non prolifererebbero necessariamente: potrebbero entrare in uno stato simile a un sonno congelato, senza crescere ma anche senza morire. L'ombra offrirebbe inoltre una protezione parziale dal calore e dalla radiazione solare.
Questa distinzione è essenziale: lo studio non suggerisce che i microrganismi colonizzerebbero la Luna o formerebbero ecosistemi. Indica invece che una possibile contaminazione biologica potrebbe conservarsi abbastanza a lungo da alterare i segnali chimici analizzati dagli strumenti. Molecole organiche di origine terrestre potrebbero così essere confuse con materiali nativi o con composti arrivati naturalmente dallo spazio.
Le conseguenze riguardano anche la permanenza umana. Gli astronauti potrebbero tornare sulla superficie con Artemis IV dal 2028, mentre una base stabile è prevista entro il 2036. Conoscere la composizione autentica del suolo sarà necessario per valutare le risorse disponibili e, in prospettiva, la possibilità di utilizzare i materiali lunari per sostenere coltivazioni e altre attività della base.
I risultati rafforzano quindi la necessità di procedure di pulizia, monitoraggio e protezione planetaria adeguate alle regioni polari. Allo stesso tempo, questi ambienti potrebbero diventare un laboratorio naturale per microbiologia, biochimica ed esobiologia. Le future missioni dovranno distinguere con precisione ciò che appartiene alla Luna da ciò che gli esseri umani avranno portato con loro.
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