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Metal Gear Solid Master Collection Vol 2 Recensione: il ritorno di MGS 4 è imperdibile
Metal Gear Solid 4 è tornato nella MGS Collection Vol 2 insieme a Peace Walker e Ghost Babel: ecco perché è ancora incredibile.
Metal Gear Solid Master Collection Vol 2 porta con sé una vera e propria pietra miliare del gaming, che per ben 18 anni non è stata mai condotta oltre i confini di PS3 (almeno in via ufficiale). Parliamo ovviamente di Guns of the Patriots, il quarto capitolo numerato della saga che - non ce ne vogliano il ritorno di Peace Walker e i contenuti addizionali presenti in Vol 2 - ci è parso il piatto forte della proposta sin dal suo annuncio. Ma quindi come è invecchiata la missione finale di Old Snake? Le migliorie visive e prestazionali apportate all'esperienza fanno la differenza? E quale valore ha la Master Collection nel suo complesso? Rispondiamo a queste domande nella nostra recensione.
Quella di Metal Gear Solid 4 è una storia complessa, piena di trovate intriganti e notevoli spunti di riflessione legati a dettagli del racconto drammaticamente attuali.
Inoltre, rappresentando il finale della saga, Guns of the Patriots fornisce risposte a diverse domande e conclude degnamente gli archi narrativi dei personaggi, anche spingendo a tavoletta sull'acceleratore del fanservice per la felicità degli appassionati. Alcuni elementi di trama non vengono introdotti e approfonditi nel modo migliore e determinati frangenti possono risultare un po' troppo melensi, ma nel complesso il quarto capitolo è ancora avvincente ed emozionante, e ciò lo dobbiamo anche alle sue cinematiche. Hanno tutte un ottimo taglio registico, tengono sempre attiva l'attenzione dello spettatore e spesso presentano un alto livello di interattività, che le arricchisce. Sì è vero, sono tante, sia nel mezzo delle missioni di Old Snake, sia nel passaggio da un atto della storia al successivo e comprendiamo come questo possa risultare indigesto per qualcuno. Eppure, sulla qualità di tali sequenze c'è ben poco di cui lamentarsi (sono ulteriormente valorizzate dalle ottime performance degli attori e da un accompagnamento musicale senza tempo).Metal Gear Solid 4 è una lezione di game design in formato giocabile, anche a 18 anni di distanza dal suo debutto. È un titolo pensato per le run multiple, pieno zeppo di bocche da fuoco, strumenti vari e segreti capaci di donare una certa dose di unicità a ogni nuova partita. Per amor di verità, il vero problema dell'avventura su PS3 era da ricercarsi nelle sue lunghe pause forzate, causate dalle tediose installazioni che, di capitolo in capitolo, interrompevano la progressione.
Ebbene, sulle macchine moderne questi inconvenienti non esistono più, a vantaggio della piacevolezza dell'esperienza, ulteriormente aumentata grazie alle migliorie di natura visiva e prestazionale apportate dal team di sviluppo. Le superfici, l'illuminazione e in parte l'effettistica non sono proprio all'ultimo grido dopo quasi due decenni (la resa dell'acqua però è ancora pazzesca), eppure - tra il percepibile aumento della risoluzione e gli enormi meriti artistici di partenza - Guns of the Patriots vanta ancora un discreto colpo d'occhio. In aggiunta, l'immagine più pulita e definita rende piacevolissimo il cecchinaggio e consente sia di scoprire dettagli nascosti durante i filmati, sia di controllare agevolmente ciò che avviene durante le operazioni di Old Snake.
Neanche a dirlo, i 60 fps praticamente granitici giocano un ruolo fondamentale nel rendere sempre gradevoli le missioni, specie durante quei momenti che nel 2008 diventavano caotici a causa di importanti cedimenti del frame rate. In altre parole, promuoviamo il modo in cui Konami ha condotto questo grande classico su PS5, anche per le piccole correzioni attuate dagli sviluppatori durante le rotture della quarta parete. Adesso non ci resta che approfondire il discorso sul gameplay. L'avventura di MGS 4 chiama un Solid Snake fortemente debilitato dall'invecchiamento precoce a porre fine alle macchinazioni di Liquid (o meglio del suo doppelgänger Ocelot). Per completare