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Tre saghe iconiche che non ho mai giocato: ecco perché non mi vergogno di ammetterlo
Essere videoludicamente onnisciente non è mai stato il mio obiettivo. Ed è per questo che negli anni mi sono permesso di poter, di fatto, ignorare intere saghe. Alcune delle quali sono famosissime. Eccone tre fra quelle di cui, teoricamente, dovrei vergognarmi di non aver mai giocato.
Lo stealth moderno deve molto, anzi, praticamente tutto a Metal Gear Solid. Ed è forse per via della mia repellenza al genere che non ho mai provato neanche un titolo della iconica saga nata dalla mente del geniale Hideo Kojima. Giunto su PlayStation nel 1998, il titolo non mi ha mai toccato direttamente. Sebbene reputi Solid Snake un'icona indimenticabile della storia videoludica, quella di Metal Gear Solid è una saga che non è mai entrata in casa mia... almeno fino ad oggi.
Passiamo dal papà dello stealth ad un'altra colonna portante, questa volta del genere punta e clicca: Monkey Island. La saga di Ron Gilbert, per quanto apprezzatissima in ogni angolo del pianeta, non è mai finita tra le mie mani. Un po' perché ai tempi, su PC, preferivo altri generi, un po' perché forse ero troppo piccolo per apprezzarla, fatto sta che la serie di Monkey Island non è mai, purtroppo, entrata nel mio cuore. E lo dico con un pizzico di amarezza, perché avrebbe tutte le carte in regola per essere apprezzata dal sottoscritto. E chissà se un giorno riuscirò a recuperarla, magari partendo da Return to Monkey Island, l'ultimo uscito nel 2022.
Infine c'è l'action hack and slash di Capcom, Devil May Cry. Anche qui, devo ammettere che a fare da muro invisibile tra me e questa serie ci sono i miei gusti da videogiocatore. Non ho mai apprezzato granché il genere che ha data i natali a capolavori del calibro di God of War e Darksiders, ed è forse per questo che il bambino di Hideki Kamiya non ha mai fatto breccia nel mio cuore di videogiocatore. Nel 2026 il franchise compirà venticinque anni dal suo debutto, avvenuto nel 2001 a bordo dell'iconica PlayStation 2. Un quarto di secolo che, magari, cambierà il mio giudizio nei confronti di questo capolavoro.
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