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I leak di GTA 6 e le minacce di Cyberleek: tutto quello che è successo
Uno dei più grandi attacchi all'industria dei videogiochi dell'era recente: vi riassumiamo gli eventi in breve.
Fin dal momento del suo annuncio, nell'ormai lontano febbraio 2022, Grand Theft Auto VI è divenuto immediatamente il centro nevralgico della discussione nel mondo dei videogiochi. L'erede del gioco capace di piazzare oltre 230 milioni di copie, sempre al vertice delle classifiche settimanali per gli oltre tredici anni. Nessuno gioco ha questa portata mediatica, ma soprattutto, economica. Mentre Rockstar Games centellinava le informazioni chiudendosi in un silenzio blindato, e la community si lanciava in una serie teorie, speculazioni e analisi del pochissimo materiale promozionale, più di qualcuno avrà pensato di sfruttare quest'onda mediatica per guadagnarci qualcosa in modo più o meno onesto. Quando è emersa la data d'uscita Rockstar Games mette sul piatto due decisioni piuttosto controverse. Da una parte la scelta di uscire su console solo in formato digitale, dall'altra un trailer di presentazione esteso trasmesso in "esclusiva temporale" su Netflix: una piattaforma di streaming a pagamento. Sarebbero queste due decisioni di Rockstar a "spingere" il collettivo anonimo di hacker Cyberleek a trafugare un cospicuo quantitativo di dati tra cui figura, addirittura, una versione giocabile e interattiva del gioco. Il gesto viene rivendicato sui social network dal gruppo che inizia a diffondere il materiale rubato anticipando di qualche giorno il grande reveal. Ma c'è qualcosa di più oscuro rispetto ai normali leak a cui l'industria videoludica, esattamente come quelle tech, è abituata.
Il manifesto apparso sui canali di Cyberleek espone chiaramente quello che sarebbe il movente dell'atto criminoso: una forma estrema di protesta contro la deriva only-digital dell'industria; contro le politiche di distribuzione dei trailer 'a pagamento' inaugurata da Rockstar Games
; contro i modelli di business live-service incentrati sulla vendita di DLC, contenuti extra rimossi dal pacchetto base e via discorrendo. Ma cosa c'è di vero nell'elemento motivazionale sbandierato da Cyberleek? Probabilmente molto poco. All'indomani del caricamento delle prime clip tratte dalla versione illecitamente espropriata del software è emerso un dettaglio di non poco conto: la richiesta sempre più insistente di donazioni in cryptovalute. Ma c'è di più. Esiste perfino un sito in cui gli utenti possono votare quali saranno i prossimi leak da mandare in rete pagando piccoli quantitativi di denaro sempre riconducibili alla stessa moneta virtuale. Stando alle prime stime, gli hacker avrebbero incassato cifre superiori ai 400.000$ ed è chiaro che non intendano fermarsi a breve. Una situazione che in un solo colpo, fa cadere l'intero castello di carte costruito sulle traballanti fondamenta della militanza social e dell'ormai diffuso meccanismo del 'virtue signaling'.La spregiudicatezza non si ferma qui: il gruppo dei leaker ha messo in vendita spazi pubblicitari nei prossimi video lake che pubblicherà, come se fosse un normale attività economica, e non il più grosso furto di dati della storia videoludica. Ma quale azienda potrebbe mai partecipare ad una richiesta simile, conoscendo le possibili conseguenze?
Cosa accade ora? Mentre il celebre giornalista videoludico Jason Schreier conferma i malumori (per usare eufemismo) tra i piani alti di Rockstar sembra che la strategia comunicativa costruita assieme a Netflix non subirà cambiamenti di sorta.
Nel frattempo, il team legale dell'azienda newyorkese ha preso contatti con alcuni dei maggiori provider di software di comunicazione su scala planetaria (come Discord e Microsoft che stanno già collaborando) per tentare di tracciare i movimenti di Cyberleek: laddove l'identità dei membri del gruppo dovesse essere stabilita oltre ogni ragionevole dubbio, si configurerebbero capi di accusa piuttosto gravi come appropriazione indebita di dati informatici, violazione di copyright e perfino un tentativo di estorsion